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Sentenza

Mantenimento: la nascita di un figlio da altra relazione ne determina la diminuzione?
Mantenimento: la nascita di un figlio da altra relazione ne determina la diminuzione?
Cass. civ. Sez. I, Ord., (ud. 15-12-2021) 03-02-2022, n. 3464
REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CRISTIANO Magda - Presidente -

Dott. MARULLI Marco - Consigliere -

Dott. IOFRIDA Giulia - Consigliere -

Dott. SCALIA Laura - rel. Consigliere -

Dott. FIDANZIA Andrea - Consigliere -

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso n. 24219/2017 proposto da:

C.G., elettivamente domiciliato in Roma, Via Cola di Rienzo, 212, presso lo studio dell'Avvocato Leonardo Brasca, e rappresentato e difeso dall'Avvocato Giuseppe Puri, per procura speciale in calce al ricorso;

- ricorrente -

contro

S.F., elettivamente domiciliata in Roma, Via Crescenzio, 9, presso lo studio dell'Avvocato Fulvio Mazzotta, che la rappresenta e difende per procura speciale in calce al controricorso;

- controricorrente -

avverso la sentenza n. 1734/2017 della Corte d'Appello di Roma, pubblicata il 15/03/2017;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del 15/12/2021 dal Cons. Dott. Laura Scalia.
Svolgimento del processo

Che:

1. La Corte d'Appello di Roma, con la sentenza in epigrafe indicata, ha respinto l'appello proposto da C.G. per ottenere la riforma delle statuizioni economiche della sentenza del Tribunale di Viterbo n. 481 del 2015 che - pronunciata la sua separazione dalla moglie S.F. - aveva posto a suo carico l'onere di versare a quest'ultima un assegno mensile di mantenimento di Euro 750,00 ed un assegno mensile di pari importo quale contributo al mantenimento della figlia minore, affidata ad entrambi i coniugi con collocazione prevalente presso la madre.

2. La corte di merito ha ritenuto: che la denuncia dei redditi 2015 di C. (di Euro 14.000 netti) non fosse veritiera, perchè in contrasto sia con le dichiarazioni rese dallo stesso appellante - che aveva riferito di percepire un reddito lordo mensile di 2000 Euro, di avere una partecipazione in una società di analisi chimiche ((OMISSIS) s.r.l.) e di esercitare in via autonoma l'attività di veterinario - sia con gli elementi di valutazione raccolti in primo grado, comprensivi delle indagini della GdF e delle deposizioni dei testi, che avevano dato conto di un alto tenore di vita dei coniugi; che l'appellante, d'altro canto, non aveva prodotto la documentazione richiestagli (estrattati conto, contabilità aggiornata di (OMISSIS), buste paga o altre attestazioni rilasciategli dalla società, elenco degli incarichi ricevuti da enti pubblici) nè quant'altro necessario a provare l'effettività del suo reddito o l'invocata capacità patrimoniale della moglie; che inoltre egli continuava a vivere nella casa coniugale con la nuova compagna, dalla quale aveva avuto un secondo figlio, senza corrispondere nulla alla moglie, nonostante questa fosse priva di redditi propri, avendo lasciato il lavoro per dedicarsi alla famiglia, e potesse contare solo sull'aiuto dei genitori, presso i quali era tornata a vivere insieme alla figlia una volta venuta meno l'affectio coniugalis.

2. C.G. ha proposto ricorso per la cassazione dell'indicata sentenza con due motivi, cui ha resistito con controricorso S.F..

Entrambe le parti hanno depositato memoria ex art. 380-bis.1. c.p.c..
Motivi della decisione

Che:

1. Con il primo articolato motivo il ricorrente fa valere: la violazione degli artt. 2729 e 2727 c.c., in relazione all'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3; la nullità della sentenza e del procedimento per violazione dell'art. 115 c.p.c. e dell'art. 111 Cost., in relazione all'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4.

Secondo il ricorrente, le sentenze di merito poggerebbero su elementi inidonei a fondare la prova presuntiva dell'inattendibilità della dichiarazione dei redditi prodotta e non avrebbero tenuto conto degli esiti negativi delle indagini svolte dalla polizia tributaria.

Dal contenuto delle testimonianze raccolte in primo grado non emergerebbe alcun dato da cui evincere l'alto tenore di vita della famiglia, in preteso contrasto con la dichiarazione fiscale.

La corte di merito non avrebbe attribuito rilevanza alle disponibilità economiche della famiglia di origine della moglie e non avrebbe tenuto conto che erano i genitori della S. a versare la quota - parte sulla stessa gravante del mutuo contratto per l'acquisto della casa.

I giudici di appello, inoltre, lo avrebbero ritenuto un "evasore fiscale" sulla scorta di calcoli errati e disaggregati, confondendo il reddito "lordo" con quello al "netto" della tassazione.

La motivazione sarebbe perplessa ed incomprensibile nella parte in cui, nell'indagare sull'effettivo tenore di vita tenuto in costanza di matrimonio, ha affermato che egli occupava la casa familiare con la sua nuova compagna nel dissenso della coniuge, la quale l'aveva in realtà abbandonata, insieme alla figlia, per sua scelta e, come emergeva dall'ordinanza presidenziale del 13 giugno 2009, non ne aveva chiesto l'assegnazione.

2. Con il secondo motivo il ricorrente denuncia la nullità della sentenza e del procedimento per violazione dell'art. 112 c.p.c., in relazione all'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, per avere la corte di merito omesso di pronunciare sulla domanda, da lui avanzata in via subordinata, di riduzione dell'assegno di mantenimento in ragione della sopravvenuta nascita del suo secondo figlio.

3. Nel controricorso S.F. eccepisce l'inammissibilità dell'avverso mezzo per la mancata esposizione dei fatti di causa e per tardività, rilevando che il ricorrente avrebbe dovuto proporre l'impugnazione, anzichè nel termine lungo di cui si è avvalso ai sensi dell'art. 327 c.p.c., nel termine breve previsto dall'art. 325 c.p.c., decorrente dal 29 marzo 2017, data in cui ella gli aveva notificato la sentenza e il precetto.

Nel resto, la controricorrente deduce l'infondatezza dei motivi di ricorso e chiede la condanna di controparte al risarcimento per lite temeraria, da liquidarsi in Euro ventimila.

4. Le eccezioni di inammissibilità del ricorso sollevate in via pregiudiziale dalla controricorrente sono infondate.

L'atto contiene una compiuta ricostruzione della vicenda processuale, il che esclude l'applicabilità della sanzione per violazione dell'art. 366 c.p.c., comma 1, n. 3, ed è stato notificato tempestivamente, posto che, per costante giurisprudenza di questa Corte, la notificazione della sentenza in forma esecutiva (nella specie, unitamente all'atto di precetto) eseguita, come nella specie, alla controparte personalmente, anzichè al procuratore costituito a norma dell'art. 170 c.p.c., comma 1 e art. 285 c.p.c., è inidonea a far decorrere il termine breve d'impugnazione sia nei confronti del notificante che del destinatario (ex multis: Cass. 13/08/2015, n. 16804; Cass. 05/10/2016, n. 19876).

5. Ciò posto, i motivi sono da respingere per le ragioni che vengono di seguito indicate.

5.1. Il primo motivo va innanzitutto riqualificato, per i poteri propri di questa Corte, come di denuncia di un vizio di motivazione, ai sensi dell'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5.

Il mezzo non denuncia, infatti, l'erronea ricognizione, da parte del provvedimento impugnato, della fattispecie astratta recata dalle norme di legge indicate in rubrica, nè pone questioni di interpretazione delle stesse, ma lamenta un'erronea ricognizione della fattispecie concreta a mezzo delle risultanze di causa, che inerisce alla tipica valutazione del giudice di merito ed è censurabile in sede di legittimità, solo sotto l'aspetto del vizio di motivazione (ex multis, cfr.: Cass. 04/04/2013, n. 8315; Cass. 30/12/2015, n. 26110; Cass. 13/10/2017, n. 24155).

La disamina secondo corretto profilo rivela quindi l'inammissibilità del motivo, volto a sollecitare, in via del tutto generica, un apprezzamento delle risultanze istruttorie difforme da quello operato dalla corte del merito, sindacabile nella presente sede di legittimità solo nei ristretti limiti oggi previsti dall'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, ovvero mediante la specifica indicazione del fatto decisivo, oggetto di discussione fra le parti, di cui il giudice avrebbe omesso l'esame e che, ove considerato, avrebbe determinato un diverso esito del giudizio.

5.2 La violazione dell'art. 115 c.p.c., è pure genericamente dedotta, attraverso la mera allegazione dell'errato esercizio, da parte del giudice a quo, del potere discrezionale di dare contenuto e rilievo alle prove, non ricadendo nell'ambito del denunciato error in procedendo l'asserita, errata metodologia adottata dalla corte d'appello nella valutazione del dato fiscale.

5.2.1. La violazione dell'art. 115 cit., ricorre infatti solo quando il giudice fondi la propria decisione su prove non acquisite al processo perchè non introdotte dalle parti, ma disposte di sua iniziativa fuori dei poteri officiosi riconosciutigli (salvo il dovere di considerare i fatti non contestati e la possibilità di ricorrere al notorio); è invece inammissibile la diversa doglianza con cui si deduca che il giudice, nel valutare le prove proposte dalle parti, abbia attribuito maggior forza di convincimento ad alcune piuttosto che ad altre, essendo tale attività valutativa consentita dall'art. 116 c.p.c. (cfr. Cass. SU 30/09/2020, n. 20867).

5.3. Il secondo motivo è infondato e, ancora, connotato da ragioni di inammissibilità.

5.3.1 Non ricorre il denunciato vizio di omessa pronuncia, posto che nel più sta il meno, e che la corte d'appello ha respinto integralmente (v. pag. 4 della sentenza) l'impugnativa delle statuizioni economiche della sentenza di primo grado perchè ritenuta priva di adeguato riscontro probatorio: siffatta ragione, più ampia nel suo rilievo, è valsa indubbiamente al rigetto anche della domanda svolta in via subordinata da C., di mera riduzione dell'assegno di mantenimento per la sopravvenuta nascita del secondo figlio all'interno del nuovo nucleo familiare da lui costituito.

Il vizio di omessa pronuncia - configurabile allorchè risulti completamente omesso il provvedimento del giudice indispensabile per la soluzione del caso concreto - non ricorre nel caso in cui, seppure manchi una specifica argomentazione, la decisione adottata in contrasto con la pretesa fatta valere dalla parte ne comporti il rigetto (Cass. 25/06/2020, n. 12652).

5.3.2. Va d'altro canto escluso che il giudice d'appello sia incorso in un vizio di motivazione, per aver omesso di esaminare il fatto costituito dalla nascita del secondo figlio del ricorrente: la circostanza è stata infatti considerata, ma, evidentemente, non è stata ritenuta rilevante ai fini dell'accoglimento della domanda subordinata (cfr. Cass. n. 12652/2020); ciò senza contare che la deduzione del ricorrente, che neppure ha denunciato in rubrica il vizio in esame, manca comunque di specificità, posto che la nascita di un figlio nell'ambito del nuovo nucleo familiare del coniuge separato non integra in via automatica una sopravvenienza destinata a ripercuotersi sull'assetto patrimoniale dato ai rapporti tra i coniugi in sede di separazione personale, dovendo colui che faccia valere siffatta nuova evenienza argomentare puntualmente sull'incidenza della stessa sulla precedente composizione.

6. Il ricorso è, in via conclusiva, infondato e come tale va rigettato.

7. Le spese di lite seguono la soccombenza e sono liquidate come in dispositivo.

8. La domanda di condanna del ricorrente "al risarcimento dei danni per lite temeraria" proposta ex art. 96 c.p.c., comma 1, dalla controricorrente, che denuncia, a tal fine, di essere stata "costretta a dover subire ben quattro azioni giudiziali che hanno tutte portato al medesimo risultato di rigetto delle domande e tutte con le stesse motivazioni", è inammissibile, per sua novità, quanto ai precedenti gradi e fasi del giudizio di merito, ed è infondata, per difetto dei presupposti di legge, quanto ai danni derivanti dal giudizio di cassazione, che devono essere riconnessi esclusivamente a tale giudizio e devono comunque essere allegati con sufficiente analiticità ed autonomia (cfr. Cass. 08/06/2007, n. 13395; Cass. 30/07/2010, n. 17902).
P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso.

Condanna il ricorrente, C.G., a rifondere a S.F., le spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 5.000,00 per compensi ed Euro 200,00 per esborsi, oltre al 15% forfettario per spese generali sul compenso e agli accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1- bis.

Dispone che, in caso di diffusione del presente provvedimento, siano omessi le generalità e gli altri dati identificativi delle parti.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Prima Civile, il 15 dicembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 3 febbraio 2022
Avv. Antonino Sugamele

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