Assegnazione della casa coniugale: il parametro è la “stabile abitazione” per i figli

L'assegnazione della casa coniugale non rappresenta una componente delle obbligazioni patrimoniali conseguenti alla separazione o al divorzio, od un modo per realizzare il mantenimento del coniuge più debole, ma è espressamente condizionata soltanto all'interesse dei figli. Principio ribadito dalla Suprema Corte con l’Ordinanza n. 25604 del 12 ottobre 2018.

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La scelta cui il giudice è chiamato non può prescindere dall'affidamento dei figli minori o dalla convivenza con i figli maggiorenni non ancora autosufficienti che funge da presupposto inderogabile dell'assegnazione e che suddetta scelta, inoltre, neppure può essere condizionata dalla ponderazione tra gli interessi di natura solo economica dei coniugi o tanto meno degli stessi figli, in cui non entrino in gioco le esigenze della permanenza di questi ultimi nel quotidiano loro habitat domestico. L'assegnazione della casa familiare, in conclusione, è "uno strumento di protezione della prole e non può conseguire altre e diverse finalità" (Cass. n. 15367/2015).

Cassazione civile, sez. I, ordinanza 12 ottobre 2018, n. 25604

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